Dolce vita e stile Mod
Il periodo d’oro a cavallo tra gli anni ‘50 e ‘60 denominato “Dolce Vita” è stato un riflesso diretto del Boom economico e della ripresa del nostro paese, un momento storico di grandi fermenti per l’”Italietta” di allora, e il successo internazionale della Vespa GS e della Vespa in generale era un chiaro segnale di vitalità che il nostro paese lanciava a tutto il mondo dopo un drammatico dopoguerra. In questa pagina si vuole ricordare proprio questo particolare periodo di base fondamentale per il successo Vespa e “made in Italy”.

Tutto parte da Cinecittà, invenzione fascista realizzata in soli 15 mesi (inaugurata il 28 aprile 37), che diventa il centro nevralgico della cinematografia europea. Difatti, Mussolini ne individuò l’importanza pubblicitaria come metodo di divulgazione propagandistico.
Dopo l’8 settembre del 43 però, l’intera struttura verrà depredata da truppe naziste e utilizzata per accogliere folle fameliche e sfollati.
Tutto finito dunque? Invece no, infatti l’inesauribile estro che caratterizza l’Italia nel mondo decide di portare i registi a girare direttamente in strada, ottenendo così uno “spaccato di vita reale”.
Dopo la fine della guerra, dunque, anche se a rilento, Cinecittà riprende la sua produzione, ospitando, nel contempo, alcune magnifiche produzioni americane, che decideranno poi di girare colossal storici (denominati peplum) proprio nell’Urbe, anche grazie alle innumerevoli ambientazioni storiche di cui la città è ricca.
Otterremo, dunque, pellicole come Quo Vadis? e Ben Hur, tutto ciò, anche grazie ad una apposita legge che non permetteva di esportare i capitali all’estero ma di rinvestirli in Italia, favorendo così un certo benessere socio-economico, capace di far dimenticare gli anni segnati da penurie e privazioni appena trascorsi. Infatti, l’esempio delle star americane, che vedrà matrimoni fastosi, party esclusivi, liti furibonde e tresche scandalose (in una sola parola gossip), muterà i costumi e lo stile di vita nostrano.
Dai primi anni 50 in poi, assisteremo in Italia ad una progressiva ripresa economica, dovuta anche alle ingenti quantità di denaro che il cinema americano continua ad investire ed alla voglia di crescere in tutti i settori, dall’imprenditoriale all’artistico, tanto che tutta la città di Roma sembra un set all’aria aperta. Sarà forse proprio questa l’ispirazione che porterà il regista Wyler a girare nel 53 il celebre film Vacanze Romane, che porterà Gregory Peck e Audrey Hepburn in giro per una Roma che di meglio non poteva offrire: spaccati di vita comune e popolare misti a sfondi storici che solo qui potevano essere armonizzati con tanta naturalezza. E come se non a bordo di una Vespa? Della storia poco ci interessa, sta di fatto però, che il successo ottenuto dalla pellicola darà vita ad un inaspettato e redditizio fenomeno: il turismo di americani incuriositi dall’aurea storica e mondana che si respira solo nella capitale.
Da qui in avanti, tutto sembra essere una continua ripetizione su scala reale del film: le prime vacanze, gli aperitivi che vedranno gente comune occupare i migliori locali alla ricerca di uno status che fino a pochi anni prima poteva essere impensabile, i giri per le vie della città e un crescente traffico, tale da congestionare le zone più in e i centri storici e un diffusissimo piacere nel possedere una Vespa, mezzo di trasporto che unisce l’utile al dilettevole, prestandosi sia alle più svariate necessità familiari che alle crescenti richieste di una nuova popolazione, dedita anche allo svago e al futile. Lo spirito d’emulazione dato dalla pellicola, ha creato nella Vespa la quint’essenza dell’Italia che ha voglia di muoversi, di crescere e migliorare: un’economia fiorente, maggiore occupazione lavorativa, impegno politico e sociale, fanno del nostro paese un’industria che continua, inesorabilmente, a raggiungere i suoi traguardi.
Si è aperta dunque la strada ad uno dei mostri sacri della cinematografia italiana: nel 59 il Fellini dirigerà un magnifico Mastroianni, capace di perdere dieci chili per impersonare al meglio la propria parte. Vedremo dunque Marcello vivere una vita al di sopra delle righe, spesso coinvolto in tresche amorose e orgiastiche, compromesso in piccole truffe a discapito di malcapitati benestanti e creduloni, di bagordi perpetrati in night club e conclusi solo all’alba.
Un film insomma che darà il nome ad un’epoca, quest’epoca, che rinasce dalle rovine di una guerra; che darà il nome ad un movimento, che poi era solo voglia di riscatto, esagerando le brutture e gli stenti appena subiti: la Dolce Vita.
In fin dei conti la Dolce Vita è il primo presagio di un inarrestabile declino morale, di una società emergente vissuta nel lusso e nello spreco, ma capace di far fiorire ogni aspetto comunitario di un’Italia giovane e volenterosa, emancipandosi in tutti i settori, mettendoci alla pari delle altre nazioni di un Europa che cresce.

STILE MOD
Parallelamente In Inghilterra verso la fine degli anni 50′ si comincia a sviluppare una nuova cultura basata sullo stile nel vestire sobrio, raramente sgargiante e fortemente elegante fino all’ultimo dettaglio, ispirato all’Ivy League look, ovvero al modo di vestire nelle più prestigiose università americane: camicie botton-down, giacche tre bottoni con revere stretti, pantaloni senza pences, cravattini fini, mocassini o brogues. I mods presero ispirazione da questo look e ci misero del loro prendendo influenze da tutto ciò che arrivava di nuovo dal continente Europeo (soprattutto dall’Italia e dalla Francia, in quel periodo all’avanguardia nella moda): polo, maglie, scarpe, tagli di capelli erano tutti mezzi per creare il cosiddetto “total look”, ovvero un’immagine nel complesso coerente ed elegante, del tutto distinta al modo di vestire della massa omologata, ma non per questo sgargiante o di cattivo gusto. La vespa GS non poteva quindi che non essere adottata come mezzo di locomozione istituzionale da questi “cultori dello stile moderno”e ciò sarà poi evidenziato nel film Quadrophenia. Per il resto, c’è chi dice: non è Mod spiegare lo stile Mod; e siccome questo portale non vuole rompere con la tradizione (qualche occhio attento avrà sicuramente notato le particolari sfumature e colorazioni non casuali del sito), la nostra definizione di Stile MOD finisce qui.
P.D.


















